Rodesia Vichi “Mio re dagli occhi belli”
Nelle prime pagine di questo libro ci si trova di fronte un’adolescente assetata di piacere, Maria Vittoria, detta Mavi, che appaga tutte le sue pulsioni con una Barbie. Nei successivi capitoli vengono scandite le fasi della sua vita. Questa, come un girasole, ruota intorno a Valerio, fratello gemello della sua migliore amica. Una passione platonica che attraverserà tutta la sua esistenza, riducendola in uno stato di passiva contemplazione del suo idolo, che rimarrà distante. Un’ostinazione che viene dal profondo del suo animo, dal suo spirito anticonformista che si rifiuta di guardare a quegli amori terreni, ai quei treni del male come da lei definiti. Quest’amore all’insegna della non-azione, del rifugio totale e assoluto nell’immaginazione , dovuto e condizionato all’insaputa della protagonista stessa da un evento somatizzato e mai superato.
La storia è originale, offre spunti di riflessione in merito a molti tratti della società attuale. Una società tanto disprezzata da Mavi poiché sempre tesa al raggiungimento di un piacere fisico, dell’appagamento dei sensi, che istantaneo poi ributta i singoli nell’incessante logorio della sua ricerca. Mavi, seppur solo nella sua immaginazione o coll’aiuto della Barbie, non sembra però discostarsi molto da questo circolo vizioso. Con la sua aria da intellettuale annoiata dalle vicissitudini delle persone che le gravitano intorno, lei si nasconde in un mondo in cui si, c’è l’amore vero, ma che si palesa nello stesso identico modo del mondo reale. E cioè come l’amore fisico, puramente sensuale, che l’autrice descrive così minuziosamente. Ecco, la stonatura che purtroppo connota il libro, è proprio l’eccessivo erotismo, che se a tratti è parte integrante della storia e quindi la sua presenza diviene naturale, in altri punti diventa una digressione forzata nei meandri del sesso, alquanto noiosa. L’altra cosa di cui pecca questa storia è anche il finale, in cui si poteva aggiungere qualcosa per soddisfare i lettori sull’eventuale futuro della protagonista.
In definitiva, questo libro, capace di innescare, seppur timidamente e a tratti, quella voglia di non interrompere la lettura per non perdere le fila della vicenda, si dimostra una prova niente male per una scrittrice ancora sconosciuta al grande pubblico come Rodesia Vichi.
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